Storia: Operaz. Britannia (1992)

Sequenza degli articoli:

  • 1) OPERAZIONE BRITANNIA 1992.
  • 2) FRANCESCO COSSIGA: “MARIO DRAGHI E’ STATO IL LIQUIDATORE, DOPO LA FAMOSA CROCERA DEL BRITANNIA, RESPONSABILE DELLA SVENDITA DELL’INDUSTRIA PUBBLICA ITALIANA”.
  • 3) ECCO COME FU COMMENTATA LA VICENDA DEL BRITANNIA AL TEMPO DEI FATTI.
  • 4) DISCORSO DI DRAGHI SUL BRITANNIA NEL 1992.

 

 

1) OPERAZIONE BRITANNIA 1992.

GLI ATTORI ECONOMICI SI INCONTRANO A PORTE CHIUSE, PRENDONO ACCORDI, E CON LA FORZA DEL CARTELLO CONSEGUONO I RISULTATI PRE-STABILITI.

PREMESSA: Solito modus operandi delle riforme pro-mercato pro-finanza.
I principali players economici si riuniscono a porte chiuse (vedi Bilderberg), prendono accordi, e poi attraverso la forza del Cartello finanziario mettono in atto le speculazioni per conseguire i risultati politici ed economici prestabiliti (vedi pag Cartello finanziario-Cupola).

Con operazione Britannia (dal nome del Panfilo della Corona inglese su cui si tenne il Meeting a porte chiuse), si intende il piano di dismissioni pubbliche, con conseguenti privatizzazioni al seguito, che ha affrontato lo Stato italiano nel corso di tutti gli anni ’90, ovvero, gli anni di preparazione all’ingresso nel sistema EuroMonetario.
L’operazione fu discussa sul Britannia il giorno 2 giugno 1992, pochissimo tempo dopo l’omicidio del giudice Falcone (NB: la strage di Capaci fu condotta con modalità plateali con il vero-simile intento di intimidire la classe politica italiana convincendola ad accettare l’apertura dell’economia italiana al capitale internazionale).
Le dismissioni pubbliche hanno riguardato tutti i principali asset pubblici strategici, banche in primis, i quali, ATTENZIONE: avrebbero certamente consentito allo Stato italiano di poter meglio districarsi all’interno del Sistema EuroMonetario.
Da notare che nello stesso periodo in cui l’Italia dismetteva i suoi asset strategici, le Nazioni nostre dirette competitors  (Francia e Germania) procedevano nella direzione opposta verso un rafforzamento dei loro comparti pubblici strategici, banche in primis.

Partecipanti al Meeting:

Al meeting presero parte i principali manager pubblici italiani rappresentanti del governo di allora, e personaggi che poi sarebbero diventati ministri o direttori generali nei governi AMATO, DINI, CIAMPI, PRODI, D’ALEMA nonché l’attuale presidente della BCE MARIO DRAGHI.

Tra le principali società pubbliche italiane con relativi vertici citiamo:
– Il presidente di Bankitalia Ciampi.
– Il Ministro del Bilancio Beniamino Andreatta (artefice del divorzio con Ciampi nell’81).
– Il Ministro del Tesoro Mario Draghi.
– La Deputata (partito radicale) Emma Bonino.
– Il presidente e il vice-presidente dell’IRI Romano Prodi e Riccardo Gallo.
– Il presidente dell’AmbroVeneto Giovanni Bazoli.
– Il presidente di CrediOp Antonio Pedone.
– Il presidente di Banca commerciale.
– Il presidente di Generali.
– Il presidente di COMIT, Mario Arcari.
– Il presidente di IMI Rainer Masera.
– Il presidente di INA, Lorenzo Pallesi.
– Il presidente e l’amnministratore delegato di ENI Gabriele Cagliari e Franco Bernabè.
– Il presidente di AGIP Raffaele Santoro.
– Il presidente di SNAM Pio Pigorini.
– Il presidente dell’ENEL.
– Il presidente di TeleCom.
– Il presidente di società Autostrade.
Ecc ecc.
(NOTA: Lo Stato a quel tempo controllava treni, aerei e autostrade per intero, idem per acqua, elettricità e gas, l’ 80% del sistema bancario, l’intera telefonia, la Rai, porzioni consistenti della siderurgia e della chimica. I settori di partecipazione erano praterie sconfinate: assicurazioni, meccanica ed elettromeccanica, settore alimentare, impiantistica, fibre, vetro, pubblicità, supermercati, alberghi, agenzie di viaggio. Impiegava il 16% della forza lavoro nel Paese.)

Tra le varie figure italiane, oltre a quelle degli istituti pubblici, citiamo:
– Il presidente di Confindustria, Innocenzo Cipolletta.
– Vari esponenti della famiglia agnelli.
Ecc ecc.

Tra le principali società finanziarie /Banche d’affari Anglo-Americane presenti (i così detti «Invisibili», che nel linguaggio economico-fi­nanziario, sono gli operatori di servizi finanziari) citiamo:
– Rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay’s, Jeremy Seddon.
– Rappresentanti di Baring & Co.
– Rappresentanti della S.G. Warburg, Herman Van der Wyck.
– Rappresentanti di Salomon Brothetrs.
– Rappresentanti di Smith Barney (l’attuale Citicorp/Citigroup).
– Rappresentanti di Goldman Sachs.
– Rappresentanti di Merrill Lynch.
– Rappresentanti di Rothshild, George Soros.
ecc ecc.
A fare gli onori di casa era la stessa regina Elisabetta II d’Inghilterra.

La ragione delle privatizzazioni:

La scusa delle privatizzazioni era in primis, l’abbattimento del corposo debito pubblico italiano che necessitava di essere ridotto per poter rispettare i parametri imposti dal Trattato di Maastricht firmato sempre nello stesso anno.
ATTENZIONE: Come abbiamo più volte dimostrato, continuiamo a ripetere con insistenza che il volume del debito pubblico italiano, NON era colpa di casta sprechi e mal gestioni della 1^ Repubblica, come viene ingannevolmente fatto credere, ma era colpa degli interessi moltiplicatisi in modo esponenziale in seguito all’asta marginale introdotta dal Divorzio Tesoro-BankItalia del 1981 (per mano di Ciampi e Andreatta), in combinazione con l’adesione dell’Italia allo SME a partire dal 1979, vedi pag Storia: Divor. Tes.-BankItalia.
Altra scusa era quella secondo cui i così detti carrozzoni appesantivano il bilancio pubblico, quando in realtà si trattava di aziende strategiche come ad esempio la società autostrade piuttosto che le varie banche, le ferrovie, le telecomunicazioni ecc. ecc che producevano ingenti flussi continui di cassa.
Le vere ragioni invece erano da ricercare negli interessi economici privati degli speculatori sia nazionali che esteri.
In oltre tale mossa assicurava a tutti i nostri diretti competitors una posizione di netta dominanza nei nostri confronti.

La modalità dell’esecuzione:

Sono tre le ditte impiegate all’uopo come “consulenti” del governo Amato:
– Goldman Sachs,
– Merrill Lynch e
– Salomon Brothers.
Le tre finanziarie di Wall Street sono state ingaggiate dal Governo tecnico Italiano per svolgere un ruolo decisivo nella valutazione e nella stessa privatizzazione delle imprese pubbliche italiane.
Va considerato che queste finanziarie accedono a dati di grande importanza e delicatezza che riguardano alcune delle più valide imprese europee, e si posizionano in assoluto vantaggio come “consiglieri per la privatizzazione”.
Naturalmente, tutto secondo una rigida etica professionale e senza conflitti di interesse!
L’altro tassello fondamentale dell’operazione è rappresentato dall’agenzia di Rating..
Quasi in contemporanea con la nomina del governo Amato, nel 1992, l’agenzia di “rating” newyorchese Moody’s annunciò, con la sorpresa di molti, che avrebbe retrocesso l’Italia in serie C dal punto di vista della credibilità finanziaria.
Questo, senza che le cifre del debito italiano fossero cambiate drasticamente (la tendenza al deficit era nota almeno da due anni) e senza alcun rischio di insolvenza da parte dello Stato.
La giustificazione di Moody’s fu che il nuovo governo non dava sufficienti garanzie di voler apportare seri tagli al bilancio dello Stato.
Negli ambienti finanziari internazionali, Moody’s è famosa perché usa come arma “politica” la sua valutazione di rischio, tale che beneficia interessi angloamericani a svantaggio di banche rivali o, come nel caso dell’Italia, di intere nazioni.
La mossa di Moody’s costrinse il governo Amato ad alzare i tassi d’interesse sui BOT per non perdere gli investitori.
Essa segnalò anche l’inizio di una guerra finanziaria contro la lira.
Secondo fonti ben informate, i più aggressivi speculatori contro la lira, nell’attacco furono la Goldman Sachs e la S.G. Warburg di Londra.
Ribadiamo che la speculazione ebbe un movente principalmente politico, non finanziario, e che, purtroppo, ebbe successo.
L’Italia fu costretta ad abbandonare lo SME e il governo varò un piano di tagli e annunciate privatizzazioni per ridurre il deficit.
Ciò che Amato non ha mai detto è che la svalutazione della lira nei confronti del dollaro ha dato agli avventurieri della Goldman Sachs e delle altre finanziarie di Wall Street un grande “vantaggio”.
Calcolato in dollari, l’acquisto delle imprese da privatizzare è diventato, per gli acquirenti americani, circa il 30% meno costoso.

Riepilogo dell’Operazione Britannia:

Possiamo dunque riassumere la vicenda dell’operazione Britannia nei seguenti punti:
– Le banche d’affari straniere si incontrano a porte chiuse con i dirigenti italiani degli asset pubblici da privatizzare.
– Il Governo da l’incarico per condurre la preparazione delle privatizzazioni, alle stesse banche che poi si ritroveranno coinvolte a partecipare nella compra-vendita.
– Al momento pre-stabilito, l’agenzia di rating declassa i Titoli italiani dando il via alla speculazione.
– Le banche d’affari, attraverso una operazione definita swap, vendono le Lire, per poi riacquistarle dopo la speculazione scontate del 30%.
– Con le lire scontate le Banche d’affari si comprano le aziende pubbliche pagandole dunque il 30% in meno.

Conseguenze dell’Operazione Britannia:

– L’Italia si presenterà ai cancelli di partenza dell’Unione EuroMonetaria totalmente priva di tutti i suoi asset pubblici strategici.
mentre:
– I suoi competitors diretti, Francia e Germania in testa, viceversa ben corazzati.
Ciò significa, per esempio, che:
– quando nell’Euro l’Italia mette i suoi Titoli sui mercati, le banche private li comprano ai tassi di interesse che vogliono loro,
mentre invece:
– quando nell’Euro sono Francia o Germania a mettere i loro Titoli sui mercati, esse possono “comandare” alle loro banche nazionali (di proprietà pubblica) di acquistare i propri titoli, impedendo così al loro spread di salire.
Stiamo parlando di una posizione di vantaggio/dominio che è assoluta.

Scritto da: Cristian Minerva
Fonti:  Documentazione riepilogativa sul complotto del Britannia    Estate ‘92: la crociera sul Britannia voluta da sua maestà che privatizzò l’Italia…  Ricerche varie sul WEB inserendo su Google la parola chiave “ELENCO PARTECIPANTI MEETING BRITANNIA 1992”.

 

 

2) FRANCESCO COSSIGA: “MARIO DRAGHI E’ STATO IL LIQUIDATORE, DOPO LA FAMOSA CROCERA DEL BRITANNIA, RESPONSABILE DELLA SVENDITA DELL’INDUSTRIA PUBBLICA ITALIANA”.

L’EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DENUNCIA PUBBLICAMENTE DRAGHI, QUALE EMISSARIO DELLA FINANZA INTERNAZIONALE CONTRO GLI INTERESSI DEL NOSTRO PAESE.

FRANCESCO COSSIGA:  “Un vile affarista. Non si può nominare presidente del consiglio dei ministri chi è stato socio della Goldman Sachs, grande banca d’affari americana……
E’ il liquidatore dopo la famosa crocera sul Britannia, dell’industria pubblica italiana, la svendita dell’industria pubblica italiana, quando era direttore generale del tesoro.
E immagina cosa farebbe da presidente del consiglio dei ministri!
Svenderebbe quel che rimane:
Finmeccanica, l’Enel, l’Eni.
E certamente ai suoi ex comparuzzi di Goldman Sachs.”

Fonte della dichiarazione per FRANCESCO COSSIGA:

 

 

3) ECCO COME FU COMMENTATA LA VICENDA DEL BRITANNIA AL TEMPO DEI FATTI.

INTERVENTO DI CLAUDIO CELANI E PAOLO RAIMONDI, REFERENTI DELL’ASSOCIAZIONE MOVISOL -EIR.

A seguire, proponiamo 2 interventi di commento alla vicenda del Britannia, a testimonianza della veridicità dei fatti descritti.
Si tratta di Claudio Celani, e Paolo Raimondi, 2 referenti dell’associazione MoviSol (Movimento internazionale per i diritti civili – Solidarietà).

Claudio Celani (italian desk dell’EIR di Wiesbaden) 1993: All’inizio dei gennaio scorso, l’EIR pubblicò un documento intitolato “La strategia anglo-americana dietro le privatizzazioni italiane: il saccheggio di un’economia nazionale”. In quello studio, inviato ad alcuni organi di stampa, alle forze politiche ed alle istituzioni, si delineava un quadro preoccupante di attacco all’economia italiana nel contesto della cosiddetta “globalizzazione dei mercati”, cioè la realizzazione di un unico sistema economico mondiale in cui non vi sarebbe stato più alcun controllo sui movimenti e sulla creazione di capitali.
In quel documento si riferiva un episodio passato inosservato, e che invece rivestiva una grandissima importanza. II 2 giugno 1992, a pochi giorni dalla morte del giudice Falcone, si svolgeva una riunione semisegreta tra i principali esponenti della City, il mondo finanziario londinese, ed i manager pubblici italiani, rappresentanti del governo di allora e personaggi che poi sarebbero diventati ministri nel governo Amato.
Oggetto di discussione: le privatizzazioni.
La cosa più grave è che questa riunione si svolse sul panfilo Britannia, di proprietà della regina Elisabetta II, la quale fu presente ai colloqui.
Il Britannia, dopo aver imbarcato gli ospiti italiani a Civitavecchia, prese il largo ed uscì dalle acque territoriali.
Avvenne dunque che i potenziali venditori delle aziende da privatizzare (governo e manager pubblici) discussero di ciò con i potenziali acquirenti, i banchieri londinesi, a casa di questi ultimi. Non sappiamo che cosa si siano detti questi signori, sappiamo solo che il direttore del Tesoro Mario Draghi provò tale imbarazzo che chiese di poter leggere il suo discorso quando il panfilo era ancora in porto, per poter scendere subito ed evitare di rimanerci quando questo prese il largo.
Ebbene, il fatto del Britannia mostra che scelte decisive, come quelle delle privatizzazioni, vengono fatte al di fuori del Parlamento e addirittura in sedi così lesive dell’onore e della dignità nazionale come il panfilo della regina Elisabetta d’Inghilterra!
Su quel panfilo, siamo venuti a sapere, c’era anche l’attuale ministro degli Esteri Beniamino Andreatta, un personaggio che, benché non diriga personalmente un dicastero economico, entrò nel governo Amato proprio per accelerare il processo di privatizzazioni.”

Fu poi affidato ai mass media, ed al nuovo governo Amato, il compito di trovare gli argomenti, parlare dell’urgente necessità di privatizzare per ridurre l’enorme deficit del bilancio.
Gli slogan usati per plagiare la popolazione italiana erano i soliti di sempre: Ingovernabilità, corruzione, partitocrazia, inefficienza, ecc, sfruttando in oltre la leva del mal contento popolare scaturito dalla vicenda Tangentopoli che imperversava nel mentre.
Sfruttando queste scuse, queste grandi finanziarie di New York e Londra su cui si fonda il potere anglo-americano, si sono potute accaparrare l’intera gestione del gioco delle privatizzazioni e liberalizzazioni italiane, ottenendo una posizione di predominio pressoché assoluta.
Al grande pubblico, governo e media hanno omesso di riferire quella che era la semplice verità, ovvero: gli interessi multimilionari delle grandi case bancarie londinesi e newyorkesi  (Goldman Sachs, Merrill Lynch, Salomon Brothers e company) celati dietro i processi di privatizzazione e liberalizzazione degli asset pubblici strategici italiani.
Queste grandi finanziarie anglo-americane, gestiscono il gioco della liberalizzazione dei mercati internazionali, ne scrivono e riscrivono le regole, col mirato intento di massimizzare i loro profitti (ovviamente a scapito della contro-parte che li subisce).
Obbiettivo ultimo dell’operazione Britannia:
Quello di ottenere il controllo di ogni aspetto della vita economica italiana da li negli anni a venire.

Claudio Celani prosegue: “Protagonista della destabilizzazione economica è la più grande finanziaria di Wall Street, la Goldman Sachs.
Nel nostro documento indicavamo come la G. Sachs avesse svolto un ruolo nel crollo della lira, dapprima annunciandone la sopravvalutazione ed indicando nel livello di 1000 lire al marco il tasso di cambio che essa riteneva realistico, poi buttandosi a vendere lire per contribuire a ottenere quel risultato. La Goldman Sachs si è posizionata sul mercato italiano aprendo l’anno scorso un ufficio “operativo” a Milano.
Sorge quindi lecito il sospetto che la svalutazione della lira di circa il 30% serva tra l’altro a rendere più appetibili i pezzi delle ex PPSS che lo Stato ha deciso di mettere in vendita, e che andranno sicuramente ad acquirenti stranieri visto che nessuno in Italia ha i capitali a sufficienza.
Il comportamento di un personaggio come Romano Prodi, nominato dall’ex governatore Ciampi a presidente dell’IRI, conferma questi sospetti.
Già un anno fa Prodi aveva esposto le sue idee in materia di privatizzazioni: privatizzare tutte le banche d’interesse nazionale, più il San Paolo di Torino, il Monte dei Paschi di Siena e l’Ina.
Ora, se crediamo ai resoconti di una sua intervista al Wall Street Journal, dichiara che non solo tutto delle ex PPSS si può vendere, ma anzi, le aziende vanno prima risanate e poi vendute.
Quindi, prima le risaniamo con i soldi dei contribuenti italiani, poi le vendiamo a chi, ai soliti stranieri?
Romano Prodi era fino a qualche tempo “senior adviser” della Goldman Sachs, e non ci risulta che si sia dimesso dalla carica.
Allora deve decidere se fa gli interessi di Wall Strect o quelli dell’Italia.
Oppure quelli del finanziere speculatore Soros, con cui collabora nei progetti di saccheggio dell’Europa orientale. Infatti, Prodi faceva parte del pool di economisti, assieme al famoso Jeffrey Sachs, che mise a punto il cosiddetto Piano Shatalin, un piano per la riconversione economica dell’ex URSS ideato da Soros, così radicale che fu respinto a suo tempo da Gorbaciov 1990-91).
Prodi è dunque collegato agli ambienti che speculano contro la lira, che saccheggiano l’economia dell’Europa dell’est ed hanno permesso in quei paesi un saldo insediamento della mafia.
E’ legittimo, quindi, il sospetto che la liquidazione dell’IRI, col passaggio in mano straniera delle migliori aziende, ad alto contenuto tecnologico, sia stata già decisa e che Prodi sia un semplice esecutore delle volontà degli ambienti internazionali a cui è legato.”

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Paolo Raimondi (presidente MoviSol) 1993: “Mario Draghi è il “Mr. Britannia”. Il 2 giugno 1992 , il “Ciampi’s boy”, allora Direttore Generale del Ministero del Tesoro, guidò il drappello di dirigenti delle Partecipazioni Statali sul “Britannia”, il panfilo della regina Elisabetta II d’Inghilterra, per un incontro con i grandi finanzieri della City di Londra e di Wall Street per svendere l’industria di stato italiana, o per “modernizzarla”, come usavano dire.
Poi a settembre l’attacco speculativo delle stesse finanziarie, coordinate da George Soros, contro il Sistema Monetario Europeo fece svalutare la lira del 30%, regalando ben 15.000 miliardi di lire agli acquirenti-speculatori che acquistavano in dollari.
La chiamammo una svendita a prezzi stracciati a cui certi settori della vecchia Democrazia Cristiana e del PSI di Craxi cercarono di opporsi.
Invano. In quegli stessi giorni le “mani pulite” realizzarono il grande massacro politico che aprì la porta al neoliberismo selvaggio e al neoconservatorismo di marca americana.”

Scritto da: Cristian Minerva
Fonti: Documentazione riepilogativa sul complotto del Britannia

 

 

4) DISCORSO DI DRAGHI SUL BRITANNIA NEL 1992.

ANALISI DEI PRINCIPALI CAPOVERSI.

A seguire vengono proposti i capoversi salienti, con relative analisi, del discorso che Mario Draghi nel 1992 tenne sul panfilo della Corona inglese Britannia.

MARIO DRAGHI: “Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità.
Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico.

Durante gli ultimi quindici mesi, molto è stato detto sulla privatizzazione dell’economia italiana.
Alcuni progressi sono stati fatti, nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche, e per questo la maggior parte del merito va a Guido Carli, Ministro del Tesoro.
Ma, per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al settore privato, è stato fatto poco.”

ANALISI:
Quando si parla di privatizzazione delle banche, si sta parlando del più fondamentale e strategico asset pubblico, a maggior ragione in un sistema EuroMonetario fondato integralmente sui prestiti bancari/finanziari.
Da tenere sempre bene a mente il fatto che:
Mentre l’Italia privatizzava le sue banche, francia e Germania facevano l’esatto opposto, ovvero, tenevano strette nelle mani dello Stato la proprietà di questo fondamentale asset.

MARIO DRAGHI: “Non deve sorprendere, perché un’ampia privatizzazione è una grande – direi straordinaria – decisione politica, che scuote le fondamenta dell’ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant’anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante.
In altre parole, la decisione sulla privatizzazione è un’importante decisione politica che va oltre le decisioni sui singoli enti da privatizzare.
Pertanto, può essere presa solo da un esecutivo che ha ricevuto un mandato preciso e stabile.”

ANALISI:
Si tratta del solito assunto NeoLiberista secondo cui: Pubblico è male e Privato è bene.
A ben vedere, i fatti economici italiani, dimostrano tutta un altra storia, ovvero:
L’Italia, esattamente nei 50 anni in cui ha attuato il suo modello Costituzionale misto tra pubblico e privato (quello tanto inquisito da Draghi e soci) ha goduto di una economia fra le più rigogliose e performanti dell’intero pianeta, arrivando ad essere, all’alba degli anni ’90, la quarta potenza industriale del mondo, ATTENZIONE, senza disporre nè di petrolio, nè di materie prime, a differenza di tutti i nostri principali competitors!
NON a caso, quando Draghi parla di privatizzare, egli dice testualmente che: “l’ampia privatizzazione – direi straordinaria, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico…”
Per quanto riguarda la faccenda sussidi, i lettori di questo sito sanno perfettamente che i sussidi passivi sono nocivi per l’economia, e per tale ragione essi andrebbero sicuramente sostituiti da ammortizzatori sociali ATTIVI, come lo sono i PLG (Piani di Lavoro transitorio Garantito).
Ma gli ammortizzatori ATTIVI, NON si realizzano certo mediante la privatizzazione degli asset pubblici strategici pianificata sul Britannia.
Poi Draghi specifica che la privatizzazione deve essere presa da un governo stabile.
Quando si parla di governo stabile si fa riferimento certamente al governo tecnico (vedi gov tecnico Amato post-tangentopoli).
Infatti, tutte le principali riforme italiane sono tutte state fatte da governi tecnici non democraticamente eletti e tutti giunti al potere in seguito a crisi speculative.

MARIO DRAGHI: “La privatizzazione è stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio.
Più tardi abbiamo compreso, e l’abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non può essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un’impresa privata non può essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali.
Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit.”

ANALISI:
Il consolidamento fiscale in gergo significa che lo Stato deve attuare manovre restrittive che portino il rapporto tra entrate ed uscite pubbliche in ATTIVO (politiche economiche restrittive/recessive).
Il fatto è che l’Italia al netto degli interessi, fino a quel momento era stata un paese con il livello della spesa primaria al di sotto della media europea, e per tanto la manovra di ridurre ulteriormente la spesa pubblica (come auspicavano Draghi e i fautori dell’Euro) NON sarebbe stata una mossa certo lungimirante e salutare per l’economia italiana, visto che meno spesa pubblica significa meno servizi e meno infrastrutture, oltre che meno PIL (si leggano attentamente le pag. 03 PILLOLA ECONOMICA e Dimostrazione causa debito pubblico).

MARIO DRAGHI (IMPORTANTE): ***Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri***, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito.
Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento. (Questo fatto, nella visione del Tesoro, ha alcune implicazioni che vedremo in un secondo momento).”

ANALISI:
ATTENZIONE: Questo è un passaggio cruciale. In questo frangente viene messa in luce l’importanza fondamentale degli asset strategici che si andavano dismettendo.
Si trattava di asset PROFITTEVOLI (e NON carrozzoni come veniva ingannevolmente detto), che nel corso degli anni avrebbero certamente contribuito a sostenere il PIL nazionale, oltre che lo sviluppo degli investimenti e delle infrastrutture.
Si consideri, giusto per citare un esempio, che dopo la privatizzazione di Autostrade (con annessi e connessi, vedi Autogrill), l’anno successivo la dismissione pubblica, si registrò: Meno (-) 70% di investimenti!
Le privatizzazioni di Draghi e soci, dunque, sottrassero fondamentali futuri introiti al bilancio dello Stato, necessari per rimanere a galla in un sistema EuroMonetario basato interamente sul PIL: Parliamo letteralmente di veri e propri atti ostili contro la Repubblica (art.241 e 243 del Codice Penale).

MARIO DRAGHI: “La privatizzazione implica un cambiamento nella composizione della ricchezza finanziaria privata dal debito pubblico alle azioni […]
L’implicazione politica è che dovremmo vedere le privatizzazioni come un’opportunità per approvare leggi e generare cambiamenti istituzionali per potenziare l’efficienza e le dimensioni dei nostri mercati finanziari.”

ANALISI:
Le privatizzazioni servivano a indebolire lo Stato e a potenziare i mercati finanziari nei suoi confronti, di modo che, mediante i ricatti speculativi, si sarebbero potute facilmente imporre tutte le riforme volute.

MARIO DRAGHI: “(In molti casi) vediamo le privatizzazioni come uno strumento per aumentare la crescita.”
Nella maggior parte dei casi la privatizzazione porterà a un aumento della produttività, con una gestione migliore o più indipendente, e a una struttura più competitiva del mercato.
La privatizzazione quindi potrebbe parzialmente compensare i possibili – ma non certi – effetti di breve termine di contrazione fiscale necessaria per un bilancio più equilibrato.
In alcuni casi, per trarre beneficio dai vantaggi di un aumento della concorrenza derivante dalla privatizzazione, potrebbe essere necessaria un’ampia deregolamentazione.
Questo processo, se da una parte diminuisce le inefficienze e le rendite delle imprese pubbliche, dall’altra parte indebolisce la capacità del governo di perseguire alcuni obiettivi non di mercato, come la riduzione della disoccupazione e la promozione dello sviluppo regionale.
Tuttavia, consideriamo questo processo – privatizzazione accompagnata da deregolamentazione – inevitabile perché innescato dall’aumento dell’integrazione europea.”

ANALISI:
Intanto partiamo subito con l’osservare che le privatizzazioni NON sono uno strumento per aumentare la crescita, ma esattamente il contrario.
Infatti, come già analizato prima:
A fronte di un temporaneo introito ottenuto dalla vendita degli asset, per contro lo Stato rinuncia ai futuri introiti che avrebbe incassato dagli utili delle sue attività ora NON più nelle sue mani.
Per quanto riguarda le affermazioni seguenti, Draghi dichiara candidamente che le privatizzazioni servono, oltre che a diminuire le rendite delle imprese pubbliche, ad indebolire la capacità del governo di perseguire alcuni obbiettivi come:
La riduzione della disoccupazione, e la promozione dello sviluppo regionale.
Ripetiamo: Le privatizzazioni servono ad impedire allo Stato di perseguire la piena occupazione!

MARIO DRAGHI: “Un ultimo aspetto attraente della privatizzazione è che è percepita come uno strumento per limitare l’interferenza politica nella gestione quotidiana delle aziende pubbliche.
Questo è certamente vero e sbarazzarsi di questo fenomeno è un obiettivo lodevole.
Tuttavia, dobbiamo essere certi che dopo le privatizzazioni non affronteremo lo stesso problema, col proprietario privato che interferisce nella gestione ordinaria dell’impresa.”

ANALISI:
Uno stato che possiede i suoi asset pubblici strategici e se ne occupa in prima persona per soddisfare i fabbisogni dei propri cittadini, è espressione di democrazia, e NON è certo una cosa di cui sbarazzarsi.
Viceversa:
Quando i servizi pubblici vengono privatizzati e messi nelle mani dei mercati secondo il fine di lucro, significa che stiamo parlando di neo-feudalesimo arcaico da medio evo.
In oltre è dimostrato che tutti i servizi pubblici, dopo la loro privatizzazione, hanno tutti peggiorato la loro capacità di sviluppo e di efficienza (verificare per credere!).
Pensateci bene:
Il pubblico funziona male quando è in balia dell’interesse privato.
Ergo: il mal funzionamento pubblico è causato dai soggetti privati, i quali, una volta infiltrati nel pubblico, si mettono a imbrogliare con l’obbiettivo di arricchire se stessi, e i propri altri comparuzzi privati (cit. Francesco Cossiga).
Quindi:
L’assunto NeoLiberista secondo cui, mettendo le aziende pubbliche direttamente nelle mani dei privati (coi loro interessi di lucro personali), risolverebbe il problema dei malcostumi, è a dir poco fuorviante.
Sarebbe come dire:
Siccome c’è il rischio che gli zingari ci potrebbero derubare, allora mettiamo tutte le nostre cose direttamente nelle loro mani.

MARIO DRAGHI: Lasciatemi concludere:

i mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita.
Poiché le privatizzazioni sono così cruciali nello sforzo riformatore del Paese, i mercati le vedono come il test di credibilità del nostro sforzo di consolidamento fiscale.
E i mercati sono pronti a ricompensare l’Italia, come hanno fatto in altre occasioni, per l’azione in questa direzione.
I benefici indiretti delle privatizzazioni, in termini di accresciuta credibilità delle nostre politiche, sono secondo noi così significativi da giocare un ruolo fondamentale nel ridurre in modo considerevole il costo dell’aggiustamento fiscale che ci attende nei prossimi cinque anni.”

ANALISI:
Draghi conclude ricordando a tutti che da lì in poi tutto dipende dai mercati.
E se bisogna dipendere dai mercati, occorre che lo Stato si privatizzi tutto, di modo che il popolo perda ogni possibile potere nei confronti degli investitori privati.
C’è un piccolo particolare che stona:
La sovranità in tal modo NON appartiene più al popolo, ma allo Spread, e ai mercati finanziari che lo determinano.
Il che significa:
Che Mario Draghi e tutti i suoi soci, si sono riuniti per cospirare contro lo Stato nonchè i principi della Costituzione Italiana (vedi pag. Art.1: Sovranità e Lavoro, e pag ControLimiti).

Scritto da: Cristian Minerva

Fonti: Art su IlFattoQuotidiano “Privatizzazioni inevitabili, ma da regolare con leggi ad hoc”: il discorso del 1992 (ma attualissimo) di Mario Draghi sul Britannia

 

 

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